giovedì 18 dicembre 2014

Come mi sono "innamorata" del mio migliore amico



Ci sono amori e amori. L’amore per un uomo. L’amore per una donna. L’amore per un padre. L’amore per una madre. L’amore per un figlio. L’amore per una figlia.
L’amore per un amico. L’amore per un’amica.
Il rapporto è certamente diverso ma che se ne dica è pur sempre Amore.
Oggi vi parlo di tutti i buoni motivi per cui mi sono innamorata del mio migliore amico con la certezza che alla fine di questa lettura lo sarete anche voi.
Lui rappresenta in pieno una di quelle persone che la vita decide di farti incontrare quando vuole farti un regalo. Quando Dio, o chi per lui, si rende conto che qualcosa di buono in fin dei conti l’hai combinata e quindi decide di premiarti. 


Ora, non mi ricordo precisamente come e quando l’ho incontrato e/o conosciuto. Credo risalga più o meno ai tempi delle scuole medie. Lui aveva ancora un gatto morto per capelli e io, bè io, cercavo di convincere mia mamma che un paio di decolteé tacco 10 fossero perfette per andare a scuola. La povera Britney non era ancora andata in Rehab e i selfie erano solo autoscatti per sfigati.
 Una vita fa, direi. 
Tanti capelli in meno e due convivenze dopo, purtroppo per lui, per fortuna per me non ci siamo più separati. E sebbene lui sia quanto di più lunatico, anti-dolce e tremendamente permaloso possa esistere non ho potuto più farne a meno.


Lui è speciale. Si lo so, può sembrare la solita frase fatta, ma credetemi lui lo è davvero.
E’ stato lui a ricompormi dopo aver perso una delle persone più care della mia vita.
“Questa volta è finita davvero, non mi riprendo più”
“No Desi, adesso non è finita, adesso si comincia! Perché lei avrebbe voluto questo e che ti piaccia o no tu lo farai”.
E’ stato lui ad aspettarmi fuori la sala operatoria. A farmi compagnia i pomeriggi in ospedale. Sebbene a causa della morfina non riuscissi neanche a tenere gli occhi aperti, lui era accanto a me; così nel caso in cui mi fossi svegliata, ci saremmo fatti due risate insieme.
A caricare e scaricare la sedia a rotelle, solo per portarmi a cena fuori. 
Ed è stato sempre lui a ricomporre i cocci dopo l’ennesima delusione d’amore, che lui “ovviamente” aveva previsto. 



Lui non è il tipo da abbracci, bacetti o sdolcinatezze varie. Anzi è fortemente allergico a tutto questo. Nonostante ciò si accolla i miei momenti diabete e al massimo quando proprio non ne può più mi liquida con un secco: “Dè, ora basta!”. Io, di contro mi accollo i suoi attacchi di Feng-Shui alle 2:00 di notte; il suo avercela con il mondo intero ogni anno un mese prima del suo compleanno, le sue sclerate quando, anche se non è colpa mia, con qualcuno dovrà pur prendersela.

Io sono tutto quello che lui detesta: eccentricità, esagerazione, sdolcinatezza e voce alta a tutte le ore; senza contare che ho da un bel po’ superato i 45 kg, termine massimo per il suo concetto di magrezza. Lui è tutto quello che io detesto: lunaticità, permalosità, anti-sdolcinatezza e ossessione per i princìpi della vita; senza contare che dopo 4 giorni butterebbe un pacco di biscotti sani, solo perché è “tanto” che sono aperti.
Quindi, se ora starete pensando all’ennesimo caso di FriendZone, vi fermo subito.
Il nostro è puro e semplice affetto; la cristallina consapevolezza che ci sono amori che vanno oltre i carnali e spesso fin troppo finti rapporti di coppia; quanto di più pulito e limpido ci possa essere. E se non credete nell’amicizia tra uomo e donna, bè allora non avete mai incontrato uno come lui.

A Federico, che probabilmente dopo questa pubblica piazzata non mi rivolgerà più parola.
Ai suoi 22 anni questo 19 Dicembre.
E a tutti quelli come me che hanno un angelo in terra grazie al quale non saranno mai soli.













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